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Dispositivi di sicurezza

Legge 626 sicurezza

La legge 626 sicurezza è un atto normativo emanato nel 1994 per disciplinare la sicurezza sul posto di lavoro, su linee guida dell’Unione Europea.

di Redazione

15 marzo 2017

Legge 626 sicurezza: quando e perché è stata emanata

La legge 626 sicurezza non è stata la prima del suo genere. Precedenti atti normativi riguardanti la sicurezza sul lavoro furono introdotti nella Costituzione Italiana già dai primi anni Trenta. Successivamente, tre D.P.R. - decreti del Presidente della Repubblica - più specifici furono emanati negli anni Cinquanta, di cui uno con riferimento specifico alle costruzioni e all’edilizia. Si fa riferimento particolare a tutto ciò a cui si deve porre attenzione in un cantiere, come ad esempio: la viabilità per persone e mezzi, l’uso di cinture di sicurezza o l’accortezza che si deve prestare quando ci si trova su pontili e impalcature. La legge 626 fu stipulata successivamente agli anni Novanta e all’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea. Questa obbliga i datori di lavoro ad informare i propri sottoposti degli eventuali rischi che si possono correre durante lo svolgimento del proprio lavoro, nonché a provvedere alla loro corretta formazione. Inoltre, i datori di lavoro sono tenuti a fornire corsi di aggiornamento annuale riguardanti la sicurezza sul lavoro e mirati anche alla conoscenza più approfondita di tale atto normativo.

Il contenuto della legge 626 sicurezza

I contenuti inizialmente introdotti dalla legge 626 sicurezza sono molteplici, tra i più importanti è bene ricordare l’introduzione di una figura rappresentativa per la sicurezza dei lavoratori, eletta proprio da quest’ultimi. Costui deve essere consultato prima di ogni studio dei possibili rischi sul lavoro. Un’altra figura importante, che dipende direttamente dal datore di lavoro, è il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, abbreviato in RSPP. Questa figura può essere ricoperta anche dal datore di lavoro stesso, a seconda del tipo di azienda che gestisce. Sono esonerati da questa possibilità le aziende a più alto rischio per la sicurezza, come le aziende che hanno a che fare col nucleare o con l’estrazione di minerali. I datori di lavoro che intendono ricoprire questo ruolo devono seguire un corso di formazione che va dalle 16 alle 48 ore complessive a seconda del grado di rischio della propria azienda.

Direttive per l'edilizia e aspetti economici

Bisogna tenere a mente che la legge 626 sicurezza, in caso di inadempienza di un’azienda per quanto riguarda la messa in sicurezza del luogo di lavoro, o la mancata comunicazione degli eventuali rischi, prevede una sospensione temporanea del cantiere fino alla sua messa in sicurezza. Nel caso in cui ciò non avvenga questo potrà essere chiuso. Nelle successive modifiche apportate alla legge nel 2008 è stato decretato che le aziende appaltatrici debbano preventivare tutti i costi possibili della messa in sicurezza del luogo di lavoro, del salario degli operai, che questi siano equi anche in relazione al numero di lavoratori. Nel caso in cui l’azienda non si occupi preventivamente di queste operazioni, in caso di infortuni non previsti dal piano sui possibili rischi verranno ritenute direttamente responsabili. Sotto l’aspetto economico, l’azienda è tenuta a pagare per i primi tre giorni un lavoratore infortunato, dopodiché spetta all’INAIL provvedere ad un pagamento pari al 60% della paga giornaliera. Passati i 91 giorni del periodo di malattia dovuto all’infortunio sul lavoro, la paga ammonterà ad un equivalente del 75%. Se l’invalidità è permanente, si ha diritto ad un risarcimento.

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Domande frequenti

  • Quali figure professionali sono obbligatorie per la gestione della sicurezza aziendale secondo la normativa?
    La normativa introduce due figure chiave: il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), eletto direttamente dai dipendenti, che deve essere consultato prima di qualsiasi valutazione dei rischi; e il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), nominato dal datore di lavoro. L'RSPP può coincidere con il datore di lavoro stesso nelle piccole realtà, ma non nelle attività ad alto rischio (es. nucleare o estrattive). Chi riveste il ruolo di RSPP deve obbligatoriamente frequentare corsi di formazione specifici, della durata variabile da 16 a 48 ore in base al livello di pericolosità dell'azienda.
  • Cosa rischia un'azienda che non rispetta gli obblighi di sicurezza sul luogo di lavoro?
    In caso di inadempienza, come la mancata messa in sicurezza del cantiere o la mancata comunicazione dei rischi ai dipendenti, le autorità competenti possono ordinare la sospensione temporanea delle attività fino alla regolarizzazione della situazione. Se l'inadempimento persiste, il cantiere o il luogo di lavoro può essere definitivamente chiuso. Inoltre, le aziende appaltatrici sono tenute a preventivare correttamente tutti i costi legati alla sicurezza e alla retribuzione del personale; se non lo fanno e si verifica un infortunio non previsto nei piani di rischio, l'azienda viene ritenuta civilmente e penalmente responsabile.
  • Come funziona il trattamento economico per un lavoratore infortunato nei primi giorni?
    Il finanziamento della tutela economica varia in base alla durata dell'infortunio. Per i primi tre giorni di assenza dal lavoro dovuti all'infortunio, il pagamento spetta interamente al datore di lavoro. Dopo questo breve periodo, subentra l'INAIL, che eroga un indennità pari al 60% della paga giornaliera. Questo regime prosegue fino al compimento del 91° giorno di malattia, momento in cui l'indennità INAIL sale al 75% della paga giornaliera. È fondamentale che il datore di lavoro abbia preventivato e gestito correttamente i costi di sicurezza per evitare responsabilità dirette in caso di incidenti.
  • Quali sono gli obblighi formativi e informativi del datore di lavoro verso i dipendenti?
    L'obbligo principale del datore di lavoro è informare chiaramente i subordinati riguardo a tutti i potenziali rischi presenti nell'ambiente di lavoro. A questa informazione deve accompagnarsi una corretta formazione iniziale. Inoltre, la normativa impone l'organizzazione di corsi di aggiornamento annuale sulla sicurezza. Questi aggiornamenti servono sia a mantenere alta l'attenzione sui rischi specifici, sia ad approfondire la conoscenza delle norme vigenti, garantendo che le procedure operative rimangano aggiornate e conformi alle direttive europee e nazionali.
  • Cosa succede in caso di invalidità permanente derivante da un infortunio sul lavoro?
    Oltre al trattamento economico previsto durante il periodo di malattia (gestito dall'INAIL dopo i primi tre giorni coperti dal datore di lavoro), la normativa prevede tutele specifiche per le conseguenze gravi. Se l'infortunio lascia una menomazione fisica o psichica che riduce permanentemente la capacità lavorativa, il lavoratore ha diritto a un risarcimento per invalidità permanente. Tale indennizzo mira a compensare la perdita di capacità produttiva e il danno biologico subito, distinguendosi dagli indennizzi giornalieri per la temporanea impossibilità di lavorare.

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