Quali sono le normative impianti elettrici
L’impianto elettrico è costituito da alcune componenti fondamentali, che sono assolutamente necessarie perché il circuito funzioni correttamente. Al tempo stesso vi sono dotazioni che, in base alla metratura della casa, possono essere più o meno ampie. In ogni caso valgono le stesse normative per gli impianti elettrici, cioè la norma Cei 64-8 e la sua variante V3. Promulgata nel 2011, fissa tre diversi livelli qualitativi per gli impianti elettrici. Inoltre qualunque nuovo sistema va documentato e certificato secondo le modalità previste dall'articolo 514.5.1 delle normative per gli impianti elettrici CEI 64-8. Invece se si interviene sulle prese elettriche e su un preesistente circuito, le normative per gli impianti elettrici rimandano alla Legge 46/90. In questo caso è previsto l'obbligo di adeguare il sistema ai requisiti vigenti e ottenere una certificazione in tal senso da parte dell'elettricista che ha eseguito i lavori. Si tratta di un documento fondamentale anche perché l'abitazione sia dichiarata agibile.
La variante V3 delle normative per gli impianti elettrici
La variante V3 ha modificato in parte e integrato le normative degli impianti elettrici già esistenti. In particolare fissa i limiti minimi che i nuovi circuiti elettrici devono soddisfare dal punto di vista delle prestazioni. Inoltre la potenza che l'azienda elettrica fornisce per contratto al privato è diversa a seconda della metratura della casa: ad esempio, se la superficie dell'edificio non supera i 75 metri quadrati, il valore minimo è 3 kW. Per grandezze superiori, la potenza fornita è di almeno 6 kW. Ciò significa che l'impianto elettrico deve avere una predisposizione conseguente. In genere i circuiti già installati si aggirano su una potenza di 3 kW, tuttavia è possibile richiedere l'incremento dell'utenza a 4,5 o 6 kW. Un'eventualità in questo senso è quando si installa in casa, invece dei classici fornelli a gas, un piano cottura a induzione.
Un impianto elettrico a norma: le caratteristiche
Secondo le normative per gli impianti elettrici per essere a norma il nuovo centralino deve avere una grandezza maggiore e un interruttore generale magnetotermico . Inoltre vi sono almeno due interruttori differenziali, i cosiddetti salvavita. In base alla metratura dell'abitazione e del livello dell'impianto varia il numero delle linee presenti. Dal contatore generale partono i fili conduttori che lo collegano al quadro elettrico, cioè al centralino: quest'ultimo si trova in genere nell'ingresso, vicino alla porta. Si tratta della parte di comando. Inoltre, secondo le normative degli impianti elettrici, devono essere presenti un certo numero di prese (per le lampade, gli elettrodomestici e i vari dispositivi), un completo sistema di messa a terra e alcuni interruttori per gestire i punti luce. Possono essere complessi oppure semplici.
I livelli dell'impianto elettrico
Le normative degli impianti elettrici hanno classificato i sistemi in tre livelli a seconda degli standard e delle dotazioni. Il livello minimo è il primo, che prevede una distribuzione uniforme delle prese, di cui almeno una vicino alla porta attraverso cui si accede al locale. Qui deve essere installato anche uno degli interruttori grazie ai quali si gestiscono i punti luce della stanza. Nel bagno devono esservi almeno 2 prese. Infine è necessario prestare molta attenzione al numero di allacci che contiene ogni punto presa. Il livello 2 ha maggiori dotazioni e un sistema per il controllo dei carichi: in questo modo si scollegano alcuni dispositivi non prioritari se si supera la soglia supportata dall'impianto. Di conseguenza si evitano distacchi dal sistema principale. Secondo le normative per gli impianti elettrici si tratta di un livello intermedio, mentre il livello 3 si caratterizza per standard più elevati. Ad esempio, le dotazioni sono innovative e prevedono l'applicazione della domotica.