Sacchetti di plastica per la spesa

Accessori casa

Sacchetti di plastica

Dalla loro invenzione, negli anni Sessanta del secolo scorso, i sacchetti di plastica sono largamente utilizzati per i loro molteplici impieghi.

di Redazione

28 marzo 2017

Caratteristiche dei sacchetti di plastica

Brevettati negli anni Sessanta, i sacchetti di plastica hanno pian piano rimpiazzato molte altre tipologie di imballaggio utilizzate fino ad allora. La caratteristica che più ha valso il loro massiccio utilizzo fino ad oggi è il loro ridotto peso e ingombro rispetto ad altri tipi di imballaggio utilizzati per contenere, trasportare e conservare. Il materiale plastico di cui sono costituiti è in genere il polietilene a bassa densità, polimero prodotto dalla raffinazione del petrolio che ha la qualità di poter essere ridotto a un film morbido e flessibile e quindi adatto alla produzione di imballaggi quali appunto i sacchetti. A seconda del loro utilizzo, i sacchetti di plastica possono essere aperti da un lato, sigillati (come quelli per la conservazione dei cibi), chiusi con una zip o dotati di maniglie.

I diversi utilizzi dei sacchetti di plastica

In ambito domestico e commerciale i sacchetti di plastica vengono utilizzati, in vari formati e dimensioni, soprattutto per contenere, trasportare e conservare. Abbiamo quindi sacchetti per la spesa (dotati di maniglie per il trasporto, o fustellati o "a fagiolo", o con maniglie incollate al sacchetto), sacchetti per conservare soprattutto cibi o ghiaccio (talvolta dotati di chiusura a zip), sacchetti per i rifiuti domestici. Benché oggi, a causa dei danni sull'ambiente, si utilizzino in molte parti del mondo sacchetti in bioplastica, o comunque biodegradabili e compostabili, spesso nelle nostre case sono ancora presenti i tradizionali sacchetti in polietilene. Molte sono le idee per riutilizzarli: ridotti in filamenti, possono essere infatti lavorati per farne borse, sandali, decorazioni, tappeti.

La normativa riguardo i sacchetti di plastica

Già da diversi anni la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è data come obiettivo quello di ridurre il consumo dei sacchetti di plastica monouso all'interno dell'Unione, per arrivare nel giro di poco tempo a dimezzarne l'utilizzo. Dal 21 agosto 2014, in Italia, è fatto divieto vendere o distribuire anche a titolo gratuito sacchetti non a norma ed è stato reso obbligatorio sostituire i classici sacchetti di plastica con altri che siano biodegradabili, compostabili, riciclabili, ottenuti in buona parte da plastica riciclata e che abbiano un determinato spessore. Le sanzioni a questo riguardo per chi non si attiene alla normativa vanno dai 2.500 ai 25.000 euro. Ciò per ridurre l'impatto che hanno i sacchetti sull'ambiente e favorirne il riutilizzo per la raccolta della parte organica dei rifiuti domestici.

L'impatto sull'ambiente dei sacchetti di plastica

Benché non siano ancora definite chiaramente tutte le misure riguardanti l'utilizzo dei sacchetti di plastica (soprattutto per quanto riguarda i limiti del loro spessore e per l'adeguata marcatura ed etichettatura per il loro riconoscimento in tutta l'UE), è ormai riconosciuto quanto il loro largo impiego sia dannoso per l'ambiente. Ciò riguarda sia la produzione, che richiede l'utilizzo di risorse non rinnovabili derivanti dal petrolio, sia lo smaltimento. Dispersi nell'ambiente, infatti, non solo impiegano tempi lunghissimi (centinaia di anni) per degradarsi, ma rilasciano anche sostanze tossiche che contaminano terreno e acque. L'impatto sulla fauna è notevole, considerando soprattutto i danni causati da ingestione e da soffocamento. Inoltre, il rischio che micro-frammenti di plastica e sostanze tossiche arrivino a noi attraverso i pesci è davvero molto alto.

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Domande frequenti

  • Quali sono le normative italiane vigenti sui sacchetti di plastica?
    Dal 21 agosto 2014, in Italia, è vietato vendere o distribuire gratuitamente sacchetti di plastica non conformi alle norme europee. È obbligatorio utilizzare sacchetti biodegradabili, compostabili, riciclabili o realizzati parzialmente con plastica riciclata, rispettando specifici spessori minimi. Questa regolamentazione mira a ridurre drasticamente l'uso della plastica monouso e a favorire il corretto smaltimento dei rifiuti organici. Chi non rispetta queste disposizioni rischia sanzioni amministrative molto elevate, che variano da 2.500 a 25.000 euro. L'obiettivo principale delle autorità è diminuire l'impatto ambientale negativo generato dall'eccessivo consumo di questi manufatti.
  • Come influiscono i sacchetti di plastica sull'ecosistema marino e terrestre?
    I sacchetti dispersi nell'ambiente rappresentano una grave minaccia perché impiegano centinaia di anni per degradarsi completamente. Durante questo processo lunghissimo, rilasciano sostanze chimiche tossiche che contaminano il suolo e le falde acquifere, alterando gli equilibri ecologici locali. Per la fauna selvatica, il pericolo è immediato: molti animali marini e terrestri li scambiano per cibo, causando ostruzioni intestinali letali, oppure rimangono intrappolati nei nodi e nelle pieghe, rischiando il soffocamento. Questo impatto diretto sulla biodiversità rende urgente la sostituzione con alternative sostenibili e la corretta gestione dei rifiuti.
  • È possibile riutilizzare i sacchetti di plastica vecchi invece di gettarli via?
    Assolutamente sì, il riuso creativo è una pratica eccellente per prolungare il ciclo di vita del materiale prima dello smaltimento. Una tecnica diffusa consiste nel tagliare i sacchetti a strisce sottili e intrecciarli per creare veri e propri filamenti tessili. Questi filamenti possono poi essere lavorati per realizzare oggetti utili e durevoli come borse resistenti, tappeti, decorazioni artistiche o persino calzature come i sandali. Questo approccio non solo riduce il volume dei rifiuti domestici, ma trasforma un materiale inquinante in prodotti funzionali, dimostrando come la creatività domestica possa contribuire attivamente alla riduzione dell'impatto ambientale.
  • Di quale materiale sono fatti principalmente i sacchetti di plastica tradizionali?
    La maggior parte dei sacchetti di plastica convenzionali è realizzata in polietilene a bassa densità (LDPE). Si tratta di un polimero ottenuto dalla raffinazione del petrolio, scelto per le sue proprietà fisiche ideali: può essere trasformato in film sottili, morbidi e altamente flessibili. Questa versatilità permette di produrre imballaggi leggeri e compatti, adatti a contenere, trasportare e conservare merci o alimenti senza occupare troppo spazio. Sebbene esistano alternative in bioplastica, il polietilene rimane il materiale predominante grazie alla sua economicità e resistenza, nonostante le crescenti pressioni normative per limitarne l'uso a causa delle origini fossili.
  • Perché la produzione di sacchetti di plastica è considerata problematica per le risorse?
    La produzione di sacchetti di plastica è criticata principalmente perché dipende interamente da risorse non rinnovabili, ovvero il petrolio. L'estrazione e la raffinazione di questa materia prima comportano un elevato consumo energetico e l'emissione di gas serra, contribuendo al cambiamento climatico. Inoltre, il modello lineale 'usa-e-getta' tipico di questi articoli genera un accumulo di rifiuti che l'ambiente non riesce ad assimilare rapidamente. Anche se alcuni sacchetti sono riciclabili, il tasso effettivo di recupero rimane spesso insufficiente rispetto alla quantità prodotta, rendendo necessaria una transizione verso materiali a minore impronta carbonica e modelli di economia circolare.